di JoeSerpe
...
seduta su una panchina in ferro piantata verde, la mente intenta a leggere il
libro, l'anima vagava altrove.
il vento vaneggiava figure, con le nubi fumose della sigaretta (e le loro
ombre). Scivolava l'occhio su quell'infinitą di segni, la lettura scorreva sola,
staccata, senza meta....
le parole sono fiamme, sono limiti, argini, confini senza spessore, sono buio, sonno, tempo senza evo, hanno anima e sangue. Aprono varchi, vi entrano e spingono, spazzano, piegano, rovesciano, squarciano vuoti profondissimi, scavano oltre l'abisso. Ci portano in braccio, ci cullano, ci accarezzano, ci spianano baratri, si uniscono ed esplodono: spiriti che vagabondano nella tempesta di significanti, oggetti, tabernacoli di significato.
- cosa stai aspettando?
- niente.
- andiamo?
- andiamo.
entravano nel caffé che era gią sera, il pullover sulle spalle curve, il volto contratto, cadaverico, figure desolate, trascese dal Tartaro.
La gente si volta: colta collera, caducitą di convenzioni, urgente giudizio.
- Che volete voi due?
...le parole sono lupi senza denti...
- Due pezzi.
Usciti, pioviggina, un abbraccio rinfranca e incalorisce.
- Prendiamo la metro.
Scendono, il sottopassaggio illuminato al neon, un lieve vento accarezza gli
unti capelli, fa increspare la pelle, si aprono i portelli, entrare.
Il vagone č semivuoto, abbandonarsi nel concavo dei sedili.
Riparte, entra nella grotta, si perde.
Lampeggiano i volti con l'alternarsi delle luci del tunnel. Il capo sciolto,
flessuoso, larve dondolano sopra i sedili.
Le gambe distese fino al centro del vagone, le mani, senza sede, ingombranti, vi
si abbandonano sopra.
Per un minuto, un'ora...
Un fischio, uno stridere di ferro contro ferro, inusitato, inatteso. I corpi ora si inclinano, sollevare il capo, gli occhi sgranati, le mani giovano ad agguantare i passamano.
- Siamo morti...
- E' questa la morte?
- Fermarsi nel mezzo di un tunnel...
Luce fioca, silenzio crepuscolare, sgraziato vocģo. L'altoparlante vibra,
nascosto:
«Si avvertono i signori passeggeri che...»
- ...guardala negli occhi...
«...causa guasto sulla linea Rebibbia-Tiburtina...»
- ...la puoi vedere...
«...i treni non effettueranno fermate nelle stazioni di...»
adesso percepiscono solo le loro voci fiatate, il suono si contorce nella
gola, il nulla...
E sopra una panchina in ferro piantata verde, un libro dimenticato, sfogliato
dal vento, ora avanti, ora indietro, come volesse leggere...
Le parole sono hashish, sono petali libranti a mezz'aere, sono piume, pulviscolo, volteggiano, si scontrano, si mescolano, esitanti, si frantumano, cadono, trasfigurano, corpo e psiche, si infilano negli spiriti, ci invadono, allagano, si fanno terra, ci graffiano, sabbia, ci scavano, fiamme, sprofondano nella voragine.
Restano segni sulla rena, infinitą di orme senza tempo.